«Il pacco del mercoledì» di Paolo Farinella, prete – Genova 26-30 gennaio 2011

(q) DOMENICA 4a TEMPO ORDINARIO-A del 30 gen-2011

 Spedisco a 1.641 via e-mail personali. Chi volesse essere inserito nella lista della liturgia, basta che invii una e-mail personale con Nome Cognome e Città a paolo_farinella@fastwebnet.it

  APPUNTAMENTI

Sabato 29 gennaio 2011 ore 17,30 in San Torpete, Piazza San Giorgio, Genova

Concerto per clavicembalo dal titolo  «Il Caffè Zimmermann nella Lipsia di Bach».
Al cembalo, Christian Brembeck di Monaco
Musica della famiglia Bach: Johann Sebastian; Carl Philipp Emanuel; Wilhelm Friedemann.

 Per informazioni sui CONCERTI DI SAN TORPETE 2010-2011 V EDIZIONE
visita il programma completo sul sito: www.musicaeculturasantorpete.com

 AVVISO

Molti ci chiedono dove portare vestiti in buono stato da distribuire a chi ne avesse bisogno. A questo riguardo potete consultare il sito creato http://www.genovasolidale.altervista.org/ 
Menu principale/Aiuti/Distribuzione alimentare e vestiario

Giovedì 27 gennaio giorno della Memoria ebraica
In questi tempi di decadenza, c’è il rischio che si ripeti un rito perché le coscienze dormono i delinquenti avanzano, la verità è derisa e la politica annega in un mare di indecente cloaca.

Bagnasco parla di «sgomento» all’acqua di rose
di Paolo Farinella, prete

Genova 24 gennaio 2011. – Mi stupisco dell’unanimismo dei giornalisti della tv e della stampa che vedono nel discorso di Bagnasco un «severo monito a Berlusconi … un forte attacco». Ho letto tutta la prolusione al consiglio permanente della Cei (Ancona, 24 – 27 gennaio 2011) e sono rimasto «sgomento» dello «sgomento» del cardinale. Hanno ragione i cortigiani di Berlusconi a negare che il prelato si riferisse al capo del governo o alla maggioranza: «un discorso alto rivolto a tutta la classe dirigente e non solo», commenta il ministro fra’ Sacconi. Come dargli torto? E’ la pura verità. Chi legge il discorso senza conoscere i retroscena non solo non capisce niente di quello che accade, ma non capisce affatto le parole di Bagnasco.

 Poco più di 6.500 parole sparpagliate in sette paragrafi e 15 pagine sono servite al cardinale Bagnasco, presidente della Cei, per dare una carezza al cerchio di Berlusconi e un colpo alla botte dei giudici, pretendendo di avere anche la moglie ubriaca. Senza mai nominare espressamente l’uno o gli altri, nel più rigoroso stile clericale che si ammanta di retorica fumosa, l’eminenza non quaglia niente. Il cardinale aveva promesso di parlare in «consiglio permanente», suscitando attese e per una volta facendo stare Berlusconi sulla graticola un par di giorni. Alla fine ha fatto i gargarismi di acqua e alloro o come scrive una mia  amica «all’acqua di rose». Lo stile del linguaggio è il solito, àulico, infarcito di domande retoriche, incisi, citazioni e autocitazioni: un discorso «decoupage» senza anima e senza sentimenti. «Dico/non-dico – alludo/non alludo – punzecchio/ accarezzo». Ha parlato, ma non ha detto perché tutti possano interpretarlo a modo loro, però ha parlato «in sede istituzionale». Il metodo Veltroni ha fatto scuola. Le sue parole al vento sono un invito stantìo a tutti e non direttamente connesse con «i fatti del giorno». Si sa, i preti sono tanto abituati a parlare di eternità che non riescono proprio a vedere l’orizzonte di casa.

Benedetto XVI è citato 13 volte, la parola «papa» 7 volte, Dio 5 in forma assoluta e volte e 4 in espressioni improprie,  Gesù e Vangelo 1 volta ciascuno. Questo è l’orizzonte di riferimento. E’ difficile trovare affermazioni basate su «soggetto, predicato e complemento». La gravità tragica in cui versa il Paese esigerebbe una presa di posizione non equivoca e limpida sullo schema morfosintattico «soggetto, predicato e complemento» del tipo: «Silvio Berlusconi (soggetto) è (copula, per restare in argomento) un porco (predicato nominale). Noi (sogg.) vescovi (apposizione del sogg.) chiediamo (pred. verbale) le dimissioni (compl. ogg.) del presidente (1° compl. di specificaz.) del consiglio (2° compl.o di specificaz.), Silvio Berlusconi (compl. denominativo, appositivo del 1° compl. di specificaz.)».

Invece saltellando per monti e colline, con volto burbero e tisana calmante incorporata, il cardinale s’inventa addetto meteorologico: «nubi ancora una volta preoccupanti si addensano sul nostro Paese» (p.1 premessa). Bisogna aspettare ben 10 pagine e arrivare al punto 5 per leggere questa prosa prosaica:

«La desertificazione valoriale ha prosciugato l’aria e rarefatto il respiro. La cultura della seduzione ha indubbiamente raffinato le aspettative ma ha soprattutto adulterato le proposte. Ha così potuto affermarsi un’idea balzana della vita, secondo cui tutto è a portata di mano, basta pretenderlo. Una sorta di ubriacatura, alle cui lusinghe ha – in realtà – ceduto una parte soltanto della società».

Mi chiedo come ha fatto a diventare cardinale uno che scrive e parla così. Chiunque legga si domanda cosa abbia mangiato a pranzo per arrivare a simili arditezze. Noi però possiamo assicurarlo che non abbiamo ceduto alle lusinghe del berlusconismo e fin dal giorno prima del suo apparire in politica avevamo previsto dove saremmo andati a parare. I vescovi e il Vaticano sono corsi sullo yacht del satrapo, hanno levato le àncore e abbandonato il mare incerto della Provvidenza per l’oro certo del corrotto e corruttore. Non abbiamo fatto gli schizzinosi come i cardinali e i vescovi che lo hanno cullato, coltivato, protetto perché attecchisse nell’antropologia  culturale e politica del nostro popolo che oggi ne è vittima plaudente. Qualcuno era di casa a cena. Prosegue il cardinale presidente:

«Bisogna infrangere l’involucro individualista … Quando un anno e mezzo fa cercavamo di trovare il senso di ciò che la crisi poteva richiedere, si parlò ad un certo punto di una necessaria conversione degli stili di vita. Ora ci siamo arrivati … Se a questo si aggiunge una rappresentazione fasulla dell’esistenza, volta a perseguire un successo basato sull’artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l’ostentazione e il mercimonio di sé, ecco che il disastro antropologico in qualche modo si compie a danno soprattutto di chi è in formazione» (par. 6).

Qui il cardinale tocca il parossismo della pornografia perché un brivido scende per le carni dei lettori che – brrrr! – sentono parole come «mercimonio e antropologico»: è la contraddizione clericale perché descrive con parole arcaiche l’essenza del berlusconismo e la sua intima filosofia o meglio il vuoto che poggia sul nulla, ma di cui il Vaticano e la Cei sono sostegno e garanzia. Padrini.

Arriviamo al «il Top», all’urlo di Tarzan, al grido della tigre di Mompracen:

«Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese. La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale. La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative» (n. 7, pp. 11-12)…

Sì, tutto qui. Né più né meno. Certo il cardinale, a sera, avrà detto a se stesso: gliele ho cantate, eccome se gliele ho cantate … chi ha orecchi da intendere intenda. Peccato che quelli non solo sono sordi alla morale, al decoro e alla dignità, ma hanno compreso bene che il cardinale doveva parlare per non fare incazzare i cristiani scandalizzati e nello stesso tempo non ha scomunicato Berlusconi, che anzi continua ad appoggiare perché riafferma per lui l’ossessione dei giudici a indagare su di lui: «qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine» Qualcuno chi? L’unico che può essere questo qualcuno è solo Berlusconi e la sua canèa prezzolata e farabutta. Ora costui è più forte nella sua lotta contro i «giudici comunisti». Non una parola sulla prostituzione minorile, non un lamento sulla dignità delle donne, non un rilievo sull’ingente quantità di denaro sperperato da un debosciato che educa alla prostituzione, induce alla corruttela e paga perché le minorenni tacciano e dichiarino il falso. Intanto l’Italia muore schiacciata dalla disoccupazione, ma il cardinale non lo sa.

Invitare alla sobrietà un satiro è come invitare un pedofilo in un asilo infantile; parlare di «evidente disagio morale» significa che assolvere preventivamente tutte le ignominie del priapo di Arcore facendo finta di arrabbiarvi. Non ci caschiamo, anche se ci siamo illusi che almeno i vescovi, che si sciacquano la bocca tre volte al giorno nell’acqua santa per pontificare di etica e di morale, di famiglia e di valori, avessero una coscienza e una dignità. Ora sappiamo che sono fuori non solo dal Regno di Dio, ma anche dalla nostra civiltà umana giuridica. Non hanno detto che adescare e corrompere minorenni è peccato così grave che non può essere perdonato né in cielo né in terra, memori delle parole del Signore: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!» (Mt 18,6-7).

Il vangelo esige che vi schieriate dalla parte dei deboli, che accusiate il potente e ricco, novello Erode Antipa, che compra vergini (sillogismo!) come un drago assatanato (lo dice la moglie che ha convissuto con lui per oltre 30 anni), le usa e le conserva nell’harem del suo residence. Una sola parola dovevano dire, quella di Giovanni Battista: «Non licet!» (Mc 6,18). I cardinali invece hanno applaudito il disegno di legge che il governo del satrapo ha  approvato  per punire i clienti delle prostitute di strada (11 sett. 2008); hanno chiesto e ottenuto che il governo non legiferasse su convivenze; ora stanno alla sua porta col tricorno in mano  per salutarlo quando entra e quando esce dalla suoi postriboli e dall’indecenza della sua politica a servizio solo delle sue perversioni.

Il Cardinale, in un impeto di generosità, si lancia anche a favore del pagamento delle tasse, con un ritardo di decenni, specialmente quando era lo Ior Vaticano a prestarsi come strumento ambìto per evaderle nel riciclaggio di denaro sporco della mafia  e della prostituzione:

«Anche la crescente allergia che si registra nei confronti dell’evasione fiscale è un segnale positivo, che va assecondato. Adesso più che mai è il momento di pagare tutti nella giusta misura le tasse che la comunità impone, a fronte dei servizi che si ricevono. Bisogna snellire e semplificare, ma nessuno è moralmente autorizzato ad autodecretarsi il livello fiscale. Chi fa il furbo non va ammirato né emulato. Il settimo comandamento, «Non rubare», resiste con tutta la sua intrinseca perentorietà anche in una prospettiva sociale».

Come può un cardinale dire queste cose, quando non ha mai detto una sola parola su un presidente del consiglio ladro, evasore di professione recidivo, anche in carica? E sufficiente richiamarsi all’art. 54 della Costituzione? Le basta l’accenno alla «misura e alla sobrietà»? Se questo è tutto, è segno che i vertici della Cei o sono o ci fanno e comunque fanno finta di non conoscere Berlusconi che invece vogliono avere come interlocutore in forza dell’invito finale: «

«È necessario fermarsi − tutti − in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell’etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro. Come Pastori che amano la comunità cristiana, e come cittadini di questo caro Paese, diciamo a tutti e a ciascuno di non cedere al pessimismo, ma di guardare avanti con fiducia. È questo l’atteggiamento interiore che permetterà di avere quello scatto di coscienza e di responsabilità necessario per camminare e costruire insieme».

Basta che Berlusconi chiarisca pacato e sollecito nelle sedi appropriate, per avere la certezza che può andare avanti senza «avventurismi», visto che i pastori che amano il Paese continuano ad allevare un porco senza cedere al pessimismo, sperando che ingrassando lui, ingrassino anch’essi. Ci aspettavamo che il cardinale comunicasse la notizia che il papa avesse revocato il titolo di «nobiluomo» al portinaio del lupanare, Gianni Letta, invece ancora una volta hanno tradito se stessi e il loro popolo. Finché il gioco dura. Ora, ascolti, il cardinale, quello che ho da dirgli:  «Ho compassione di te e di Berlusconi e dei suoi servi e schiave: la maledizione di Dio incombe; sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno…» parola di P. Cristoforo e di Manzoni (Promessi Sposi, cap. VI).

L’etica del vero cristiano

Ricevo dalla mia amica Ornella, che pubblico, uno stralcio dell´articolo di mons. Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, dal titolo  «Il vero cristiano è antiberlusconiano». Il testo integrale si trova sull’ultimo numero 1/11 di «Micromega» in edicola

L’etica del vero cristiano
di Monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta
[Fonte: “la Repubblica” del 25 gennaio 2011]

«Vittime» della società non sono solo quelle volute dai poteri perversi, e sono tante, ma ben più numerose sono quelle che io chiamerei le «vittime originarie», quegli esseri umani che nascono per venire protetti ed educati nel cammino della vita e della salvezza, e invece si sentono abbandonati. Sono i «poveri credenti» e tutti gli uomini sono poveri credenti, che cercano ancora con ardore la Chiesa del Vangelo di Gesù.

Nella società attuale si è introdotta una forma di imbonimento, malsano e gratificatorio, che intontisce e soprattutto lusinga le persone: una corruzione a tutti i livelli della vita economica, civile, politica, ma anche culturale e religiosa. Una diffusa mafiosità dei comportamenti, che sembra ormai una conquista di civiltà del nostro tempo. Il «tutto è lecito» è il valore d´oggi, gloria della coscienza umana, finalmente autonoma e libera. Il tragico è che questa vita senza morale rende «interrotti i sentieri» dei giovani, frantumando gli orizzonti e i destini della loro vita. Il potere esplosivo e rigeneratore della società è la Chiesa di Cristo.

La Chiesa può essere non accettata dalla società. Ma essa, per mandato di Cristo, a costo di qualsiasi persecuzione, si trova sempre in mezzo agli uomini. Che dire allora di una Chiesa che tace e talora si compiace del qualunquismo imperante? La volontà del Padre è diversa da quella del capriccio umano. E se la Chiesa compie certi gesti di incontinenza, Dio si scandalizza di essa. Come è possibile che uomini di Chiesa «importanti» facciano la barzelletta del peccato? Si può «contestualizzare la bestemmia», «la trasgressione pubblica della pratica sacramentale» perché al capo si devono concedere tutte le licenze?

Noi rimaniamo nello sgomento più doloroso vedendo i gesti farisaici delle autorità civili e religiose, che riescono ad approdare a tutti i giochi del male, dichiarando di usare una pratica delle virtù più moderna e liberatoria. È del tutto sconveniente, poi, che per comperare i favori di un gruppo politico, di professione pagano, si dica che esso è portatore genuino di valori cristiani, come è avvenuto per la Lega. La Chiesa non reca salvezza se rimane collegata agli interessi di classe, di razza e di Stato. Non porta salvezza se è complice dell´ingiustizia e della violenza istituzionali. La Chiesa non può rimanere in rapporto con i poteri oppressivi, col rischio di diventare egoista e indifferente, priva di amore e vergognosamente timorosa.

Noi cerchiamo la Chiesa di Cristo, che mette in movimento tutte le forze portatrici della salvezza dell´uomo (1 Cor 12). Noi cerchiamo una Chiesa, che agisca da catalizzatore per l´opera di redenzione di Dio nel mondo, una Chiesa che non sia solo luogo di rifugio per privilegiati, ma una comunità di persone a servizio di tutti gli uomini nell´amore di Cristo. La Chiesa può sbagliare solo per amore dell´amore. Buona parte del nostro popolo pensa che la corruzione e il malcostume che oggi affliggono l´Italia vengono assecondati dall´attuale governo. La Chiesa, perciò, non può tenere rapporti di amicizia con esso.

Di seguito, il mio articolo su Repubblica (edizione Liguria)

La legalità e moralità: tra il dire e il fare c’è di mezzo il cardinale
di don Paolo Farinella,

[pubblicato su la Repubblica/Il Lavoro (locale) domenica 31 ottobre 2010, p. XXII con il titolo: «Il precipizio morale della destra non risparmia neppure Genova»]

L’Italia berlusconiana corrotta e strafottente diventa sempre più genovese. Dopo Scajola inventore del genere letterario «a mia insaputa», il prefetto di Genova, coerente rappresentante del governo, si corrompe da solo, lasciando che altri gli costruiscano bagno e foyer invernale da nababbi. La corruzione istituzionalizzata dal gestore della casa chiusa (ma sempre aperta) di palazzo Chigi si estende alla periferia e anche Genova può assurgere a dignità di corruttela nazionale. «Per vivere in una società serena e ordinata occorre un riferimento puntuale alla legalità», disse l’ex arcivescovo di Genova, card. Bertone, il 9 gennaio 2011 durante l’omelia di una Messa. Ora aspettiamo che parli il card. Bagnasco, il quale, inaugurando le terme liguri ha promesso che di queste cose ne parla nelle sedi istituzionali: al consiglio della Cei. O.d.g. «Ruby», un argomento di alto profilo istituzionale. Genova è ben messa: due arcivescovi e cardinali nell’agone istituzionale che si dimena tra la sentina di un porcaio che ha trasformato le sedi governative in postriboli internazionali e teatri di delitti efferati come la prostituzione di minorenni.

In attesa delle ingloriose dimissioni di Berlusconi, sventura nazionale e scandalo mondiale per la sua recidiva tendenza a delinquere e a farsi ricattare anche da prostituite, assistiamo al balletto cardinalizio che da Genova a Roma, vuole rifare una verginità che non c’è perché i cardinali sono coscienti di avere sostenuto machiavellicamente contro ogni regola morale e la loro stessa dottrina, un rudere umano che ha leso in modo infamante l’onorabilità dei luoghi e delle istituzioni italiane. Il popolo cattolico che lo ha eletto appoggia un degenerato corrotto e corruttore, malato psichiatrico e magnaccia di minorenni che egli induce alla prostituzione, commettendo il reato più infamante che si possa immaginare. Ecco, l’Italia riformata! L’Italia liberale dalle radici cattoliche.

Bagnasco si barcamena come può, in conflitto con la propria coscienza che pure ha, mentre Bertone, uomo senz’anima e senza decoro, invece di chiedere scusa a laici e cattolici per avere «in piena coscienza e deliberato consenso» fornicato peccaminosamente con il Priapo nostrano, si limita a copiare il presidente della Repubblica con generici inviti alla moralità, buoni per un minestrone scipìto. Da 17 anni sostiene un pazzo malato e degenere senza etica e legalità, con cui, calpestando ogni principio, ha concordato accordi immorali. Bertone, sventura per la Chiesa, è complice di questo puttanaio perché fu lui che partecipò di notte a cene eversive e clandestine per puntellare il cadente Berlusconi; fu lui che scherzò, ridanciano e lascivo, con Berlusconi al pranzo dei cardinali dove con cipiglio impudico e clericale proclamò urbi et orbi che «il governo aveva ben operato per la Chiesa». Il «riferimento di legalità e l’impegno di una più robusta moralità» del card. Bertone e della Cei si vedono nel sostegno che costoro hanno sempre dato ad un governo del genere e degenere, tacendo sempre su ogni forma di illegale immoralità.

E’ facile dire paroline generiche senza esporsi su di un uomo svuotato, privo di senso di «legalità» che ha violato tutti i commi della moralità pubblica e privata. Ladro, corruttore, mafioso, evasore, falso, spergiuro, puttaniere di minorenni, dissacratore del parlamento ha trovato nella Cei e nel Vaticano interlocutori privilegiati comparati e venduti. Il cardinale mondano ha confuso legalità con interesse, finendo di restare imbrigliato nell’indecenza di uno che fa scempio di comunioni senza suscitare un rigurgito di sdegno. I cattolici fanno quadrato per difendere il satiro, poi vanno a confessarsi da don Verzé che farà lo sconto per saldo di religione: una botta e via daccapo. Ora aspettiamo che Bagnasco lunedì 24 declini le generalità dell’innominato con indirizzo e codice fiscale.

 L’Associazione di promozione sociale »Ludovica Robotti – San Torpete»

è entrata nel vivo della sua attività.

Quanto prima invierò una informativa sul tipo di organizzazione che ci siamo dati per fare fronte alle richieste e stiamo organizzando anche una «BANCA DEL TEMPO E DELLE PROFESSIONI», un albo dove registreremo le disponibilità  di professionisti (psicologi, neuropsichiatri, avvocati civilisti, consulenti matrimonialisti, commercialisti, ecc.), che si prestano di prendersi carico di una persona che ne abbia bisogno nella misura di una all’anno e seguirla come se fosse un «signor cliente pagante».

Ai Soci chiediamo di dare la loro disponibilità professionale (idraulica, falegname, muratore, elettricista, ecc.) per piccoli interventi (contenuti nel numero) di urgenza. A chi non ha una specialità o una professione chiediamo di mettere a disposizione una «quota» di tempo per accompagnare persone e/o per svolgere piccole pratiche a seconda della propria attitudine e competenza.

Crediamo che si debba essere soci non solo con denaro, ma anche con le proprie capacità, competenze e tempo che quantificheremo e metteremo a bilancio.

Su richiesta di chi non ha internet, abbiamo aperto un conto corrente postale di cui di seguito do gli estremi per chi fosse interessato a sostenere questa attività si sostegno sociale. Per ora abbiamo bloccato sfratti esecutivi, pignoramenti per spese di amministrazioni non pagate; abbiamo impedito ricorsi disperati all’usura; aiutato piccole imprese familiari a non fallire; riallacciato luce e gas e dato buoni per alimentari.  Un lavoro nascosto che ha impedito a molti di finire per strada. Iniziamo l’anno nuovo, consapevoli che sarà un «anno terribilis» perché pagheremo amaro le conseguenze di politiche miopi perché i tagli all’assistenza e sociale si faranno sentire in modo angosciante e certamente la domanda di aiuto supererà la nostra capacità di risposta. Con l’aiuto di tanti che si stanno dimostrando sensibili e attenti, cercheremo di non abbandonare alcuno.

Due nostri soci hanno configurato un sito dove hanno inserito i dati pubblicati dal «Centro Banchi» e dalla «Comunità di Sant’Egidio», dove chi ne avesse bisogno può trovare indirizzi e telefoni per le emergenze nella città di Genova. Di seguito il link, che deve essere aggiornato perché alcuni indirizzi o sono desueti o sono mutati. Vi stiamo lavorando. Se i lettori trovano qualcosa che non va o hanno indicazioni da dare sono i benvenuti in questa collaborazione «in rete» che deve essere sempre attiva.

Tre numeri precedenti, abbiamo pubblicato il bilancio dell’Associazione di promozione sociale «Ludovica Robotti – San Torpete». Quanto prima comunicheremo altre notizie; intanto lasciamo di seguito i riferimenti per chi volesse darci una mano:

Associazione di promozione sociale «Ludovica Robotti – San Torpete»
c/o Parrocchia S. M. Immacolata e San Torpete – Via delle Grazie 27/3 – 16128 Genova
E-mail: paolo_farinella@fastwebnet.it – CF 95138500103  

1.      Dati Bancari
        
Codice Iban: IT87D0501801400000000132407 – Per l’estero, Codice Bic: CCRTIT2T84A
         c/o la Banca Etica, Via San Vincenzo 34R – 16121 Genova.

 2.      Dati Postali
          
Codice Iban: IT 10 H76 0101 4000 0000 6916331 – Codice BIC/SWIFT; BPPIITRRXXX

3.      Conto Corrente Postale N. 6916331

Intestato a: Associazione Ludovica Robotti San Torpete

PESCE FRESCO

  1. Cuffaro Vasa Vasa è stato condannato in via definitiva e dopo tre gradi di giudizio, intimo alla mafia. E’ andato in prigione, dopo essere stato in chiesa a pregare e subito dopo non la smetteva più di dire che la fede lo sosteneva. Motivo evidente: vuole accreditare una immagine di totale rispetto della Legge e di buoni sentimenti («Come buono, lei!!!!!!) in vista della richiesta dei domiciliare perché uscirà abbastanza presto e non farà nemmeno la metà dei sette anni che gli hanno dato e per me erano anche pochi. Questa gente che si sciacqua sempre nella religione e poi fa le porcate più sporche  del mondo devono sapere che la religione non abita con loro. I capi bastone hanno la Bibbia, costruiscono altari dentro le loro ville, ammazzano come se niente fosse, delinquono come il loro dio gli comanda e noi dobbiamo anche elogiarli perché vanno dove devono andare: in galera.
  2. Coloro che hanno elogiato Cuffaro Vasa-Vasa perché si è costituito in carcere hanno offeso le migliaia di imputati che ogni giorno si presentano al cancello del carcere solo per compiere un rito doveroso, dovuto e obbligato: hanno sbagliato, sono stati giudicati, vanno in galera. Punto fermo. Cuffaro non è rispettabile perché è andato in carcere. E’ un delinquente mafioso condannato, sperando che sconti la pena.
  3. Ora aspettiamo Casini che aveva detto: nel caso Cuffaro fosse stato condannato si sarebbe assunto la responsabilità politica e ne avrebbe tratto le conclusioni, cioè le dimissioni. Vediamo se questi cattolici dai «principi non negoziabili» sanno almeno mantenere la parola. Io non ci credo. Voi neanche. Vedrete che adesso proporranno Cuffaro per essere beatificato: Beato Cuffaro Mafioso.
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Legalità e moralità: tra il dire e il fare c’è di mezzo il cardinale

Legalità e moralità: tra il dire e il fare c’è di mezzo il cardinale
di don Paolo Farinella,
[pubblicato su la Repubblica/Il Lavoro (locale) domenica 23 gennaio 2011, p. XIX con il titolo:
«Il precipizio morale della destra non risparmia neppure Genova]

                 L’Italia berlusconiana corrotta e strafottente diventa sempre più genovese. Dopo Scajola inventore del genere letterario «a mia insaputa», il prefetto di Genova, coerente rappresentante del governo, si corrompe da solo, lasciando che altri gli costruiscano bagno e foyer invernale da nababbi. La corruzione istituzionalizzata dal gestore della casa chiusa (ma sempre aperta) di palazzo Chigi si estende alla periferia e anche Genova può assurgere a dignità di corruttela nazionale. «Per vivere in una società serena e ordinata occorre un riferimento puntuale alla legalità», disse l’ex arcivescovo di Genova, card. Bertone, il 9 gennaio 2011 durante l’omelia di una Messa. Ora aspettiamo che parli il card. Bagnasco, il quale, inaugurando le terme liguri ha promesso che di queste cose ne parla nelle sedi istituzionali: al consiglio della Cei. O.d.g. «Ruby», un argomento di alto profilo istituzionale. Genova è ben messa: due arcivescovi e cardinali nell’agone istituzionale che si dimena tra la sentina di un porcaio che ha trasformato le sedi governative in postriboli internazionali e teatri di delitti efferati come la prostituzione di minorenni.
                 In attesa delle ingloriose dimissioni di Berlusconi, sventura nazionale e scandalo mondiale per la sua recidiva tendenza a delinquere e a farsi ricattare anche da prostituite, assistiamo al balletto cardinalizio che da Genova a Roma, vuole rifare una verginità che non c’è perché i cardinali sono coscienti di avere sostenuto machiavellicamente contro ogni regola morale e la loro stessa dottrina, un rudere umano che ha leso in modo infamante l’onorabilità dei luoghi e delle istituzioni italiane. Il popolo cattolico che lo ha eletto appoggia un degenerato corrotto e corruttore, malato psichiatrico e magnaccia di minorenni che egli induce alla prostituzione, commettendo il reato più infamante che si possa immaginare. Ecco, l’Italia riformata! L’Italia liberale dalle radici cattoliche.
                Bagnasco si barcamena come può, in conflitto con la propria coscienza che pure ha, mentre Bertone, uomo senz’anima e senza decoro, invece di chiedere scusa a laici e cattolici per avere «in piena coscienza e deliberato consenso» fornicato peccaminosamente con il Priapo nostrano, si limita a copiare il presidente della Repubblica con generici inviti alla moralità, buoni per un minestrone scipìto. Da 17 anni sostiene un pazzo malato e degenere senza etica e legalità, con cui, calpestando ogni principio, ha concordato accordi immorali. Bertone, sventura per la Chiesa, è complice di questo puttanaio perché fu lui che partecipò di notte a cene eversive e clandestine per puntellare il cadente Berlusconi; fu lui che scherzò, ridanciano e lascivo, con Berlusconi al pranzo dei cardinali dove con cipiglio impudico e clericale proclamò urbi et orbi che «il governo aveva ben operato per la Chiesa». Il «riferimento di legalità e l’impegno di una più robusta moralità» del card. Bertone e della Cei si vedono nel sostegno che costoro hanno sempre dato ad un governo del genere e degenere, tacendo sempre su ogni forma di illegale immoralità.
                E’ facile dire paroline generiche senza esporsi su di un uomo svuotato, privo di senso di «legalità» che ha violato tutti i commi della moralità pubblica e privata. Ladro, corruttore, mafioso, evasore, falso, spergiuro, puttaniere di minorenni, dissacratore del parlamento ha trovato nella Cei e nel Vaticano interlocutori privilegiati comparati e venduti. Il cardinale mondano ha confuso legalità con interesse, finendo di restare imbrigliato nell’indecenza di uno che fa scempio di comunioni senza suscitare un rigurgito di sdegno. I cattolici fanno quadrato per difendere il satiro, poi vanno a confessarsi da don Verzé che farà lo sconto per saldo di religione: una botta e via daccapo. Ora aspettiamo che Bagnasco lunedì 24 declini le generalità dell’innominato con indirizzo e codice fiscale.

«Il pacco del mercoledì 12-16 gennaio 2011» di Paolo Farinella, prete

 
[La settimana prossima sarò tre giorni a Roma
e non potrò spedire il solito «pacco»]

«PAOLO FARINELLA, PRETE MARCIA SU ROMA A/R»

Mercoledì 19 gennaio ore 18.00
Aula Magna della Facoltà Valdese di Teologia
Via Pietro Cossa 40 – Roma

 

ADISTA, COMUNITÀ DI BASE DI SAN PAOLO, CONFRONTI, NOI SIAMO CHIESA ROMA, KOINONIA, LIBERAMENTENOI, CIPAX, GRUPPO DI CONTROINFORMAZIONE ECCLESIALE

invitano alla presentazione del libro
Il Padre che fu madre. Una lettura moderna della parabola del Figliol Prodigo
di Paolo Farinella, Gabrielli editori

ne discutono:

Paolo Farinella, autore del libro – Franca Long, saggista
Gabriella Natta Guagliumi,
Comunità di base di san Paolo
Coordina Valerio Gigante, redattore di “Adista”


Spedisco a 1.630
via e-mail personali. Chi volesse essere inserito nella lista della liturgia, basta che invii una e-mail personale con Nome Cognome e Città a paolo_farinella@fastwebnet.it

APPUNTAMENTI

Il prossimo concerto della V edizione de «I Concerti di San Torpete» è
Sabato 29 gennaio 2011 ore 17,30
in San Torpete, Piazza San Giorgio, Genova
Concerto per clavicembalo dal titolo  «
Il Caffè Zimmermann nella Lipsia di Bach».
Al cembalo, Christian Brembeck di Monaco

 

Musica della famiglia Bach: Johann Sebastian; Carl Philipp Emanuel; Wilhem Friedemann.
Christian Brembeck  sostituisce il concerto in calendario perché il M° Giorgio Tabacco si è infortunato
.
Per informazioni sui CONCERTI DI SAN TORPETE 2010-2011 V EDIZIONE
vedere il programma completo sul sito: www.musicaeculturasantorpete.com

 

 

LIBERA» CONTRO I CORROTTI – FIRMA ANCHE TU
Al Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano

Signor Presidente,
siamo profondamente preoccupati per il diffondersi della corruzione nel nostro Paese. Si tratta di un fenomeno che sta dilagando, come ha autorevolmente denunciato anche ultimamente la Corte dei Conti. La corruzione minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e distorce gravemente l’economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica.
Ci rivolgiamo a Lei, quale garante della Costituzione e massimo rappresentante delle istituzioni, per chiederle di intervenire, nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni, affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti. In questo modo anche l’Italia potrà finalmente fare ricorso a norme chiare, strumenti e sanzioni efficaci per contrastare davvero il diffondersi di questa autentica piaga sociale, economica e morale. Certi di poter contare sulla sua attenzione

PER FIRMARE QUESTO APPELLO, ANDARE AL SEGUENTE SITO:
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3915

ASSASSINI

Mentre nella chiese di tutto il mondo si celebrava  la nascita di Gesù ebreo e palestinese, a Bologna nella più totale oscurità nasceva Devid, il 22 dicembre 2010. Intorno a San Petronio si cantava «E vieni in una grotta al freddo e al gelo». Appena 20 giorni dopo Devid moriva di «freddo e gelo», primo martire ucciso dal nuovo Erode che domina l’Italia, le regioni, le città: il governo che taglia indiscriminatamente i servi sociali e i comuni che ormai sono sacchi vuoti che mantengono solo se stessi.
Di giorno Devid con madre e padre e fratelli vivevano nell’atrio della Borsa di Bologna, dove girano miliardi di euro al tocco di un clik, di notte non si sa. A morte avvenuta, si scatena l’orrenda sceneggiata dello «scarica barile»: non era di mia competenza, era compito suo, i genitori rifiutavano gli aiuti. Devid è morto perché ha avuto la colpa di nascere.
Sembra che con un blitz il sedicente ministro Calderoli, abbia abolito la legge «regia» che istituiva i tribunali dei Minori autonomi dai tribunali «per adulti». Tutto si tiene oppure tutto crolla se non si sa quello che si vuole. Se nemmeno un neonato ha la sicurezza di vivere e di essere preso in carico appena nato e si vuole smantellare il luogo stesso simbolo della loro tutela, è meglio che questo Paese crolli, s’inabissi nella fogna in cui il berlusconismo l’ha versata e lì resti a marcire in attesa dell’inferno che non tarderà ad arrivare.
Penso a Devid «piccolo martire innocente» che paga il rapporto deficit/pil perché il governo ha deciso che i poveri sono inesistenti, anzi non devono esistere. Devid è una premessa: ora cominceranno le conseguenze perché non si possono tagliare i servizi e, specialmente i servizi sociali, che sono l’unica goccia di refrigerio per i poveri che non hanno possibilità di sopravvivenza. Il governo Berlusconi, lercio e immondo, non si occupa di queste quisquilie perché premono i processi al mafioso presidente, corruttore e degenere; le priorità sono altre: fare affari, sistemare le cricche, appaltare il comune di Roma ai parenti e agli amici degli amici, alle amanti, togliere ai comuni le poche risorse da destinare a chi non ha niente: né la casa, né il cibo, né la salute, né la vita.
I vescovi parlano di vita da rispettare «dal concepimento alla morte». Dove si colloca, di grazia! Devid? Perché per lui non sono stati chiesti la «nutrizione e la idratazione obbligatori» come sono stati chiesti per Eluana Englaro? Come mai la Cei non dice una parola e non accusa il governo di inadempienza, anzi di colpa grave,  anzi più verosimilmente, di omicidio premeditato? Chi ha ucciso il piccolo Devid? A quanto pare nessuno.
In Devid è morto Dio e siamo seppelliti noi: chiesa, stato, comune, società. Quant’è bello commuoversi davanti al presepe, dove le ochette, i mulini, i contadini, i pastori, il bue, l’asinello e gli imbecilli giocano a fare gli infantili e nessuno si accorge che li accanto, dietro la porta, c’è il Crocifisso che muore «al freddo e al gelo». Mai mistificazione natalizia è stata così palese e così grave. Bisognerebbe listare a lutto tutte le chiese e imporre le dimissioni al governo della città di Bologna e al governo centrale che è colpevole di assassinio perché sa che i tagli al sociale sono colpi di machete alla vita dei diseredati.
La pena maggiore è vedere i cattolici governativi che fanno i gargarismi con «il rispetto della persona», senza nemmeno rendersi conto di essere ridicoli perché sostengono un debosciato che non ha alcun rispetto delle persone, specialmente delle donne che può compare «a carrettate» (suo avvocato Ghedini), e che di fatto compra a suon di posti, di cariche e di denaro. Al funerale di Devid vi erano meno di 10 persone, mancava il Vescovo della città di Bologna, mancavano le autorità colpevoli di quella morte, mancava il rappresentante del governo che lo ha ucciso. Muoiono i militari in Afghanistan, uccisi in azioni di guerra e  per i funerali, il presbiterio è pieno di preti e vescovi con cappelli a tre punte e stellette militari sugli abiti liturgici; muore Devid/Gesù Bambino «al freddo al gelo» nella dotta e grassa Bologna e passa inosservato. Come allora a Betlemme, come sempre. Come volevasi dimostrare.

Il potere temporale eterno
di Paolo Farinella, prete

Genova, lunedì 10 gennaio 2011, mentre le agenzie battevano la notizia della morte di Devid, avvenuto due giorni prima dell’Epifania, il papa riceveva il corpo diplomatico accreditato in Vaticano che era presente al gran completo per gli auguri. Tra gli altri argomenti, il papa parlò anche di educazione sessuale e disse: «un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione». In se stessa è una affermazione che merita rispetto perché esprime una visione della vita e della sessualità che ha diritto di cittadinanza.
Ciò che stride e che è inaccettabile è l’appello ai Paesi, qui Europei, altrove Latinoamericani, che fanno «educazione sessuale contraria alla fede». Non so chi scrive i discorsi al papa, ma è certo che sono fuori di testa e di storia. Se  prendiamo per riferimento l’Italia, l’unico riferimento all’educazione sessuale in scuola si trova nella riforma scolastica del 1975, dove c’è un fuggevole accenno, rimasto per altro lettera morta. Educazione sessuale è parola forte, perché qualche indicazione, qualche spruzzo di spazzo lo danno solo alcuni insegnanti magari illuminati di cui i ragazzi e le ragazze si fidano e a cui fanno qualche domanda. In casa non credo che l’educazione sessuale sia il pane quotidiano, anche se molti genitori dicono di essere aperti, liberi e che a casa si parla di tutto. Più fumo che arrosto. L’unica fonte d’informazione sessuale, dritta o storta che sia oggi i ragazzi la trova in internet e con i compagni, cioè in luoghi dove nessuno li aiuta ad elaborare messaggi, comportamenti, implicazioni, conseguenze. In una parola sono soli come mai. Almeno quando noi eravamo ragazzi c’era il «tabù» generalizzato e di sesso «Gesù, Maria e Giuseppe» … Oggi sono soli.
Gli esempi che vengono dagli adulti, anzi dal capo del governo che dovrebbe essere un modello di comportamento e invece tracima qualunquismo, immaturità, bavosità, malattia, perché propone un modello di «maschio» (fallito) vetero.-ancestrale: è l’uomo che prende tutto, che usa tutti, che «si fa» tutte le donne che vuole e che compra per cui passa il messaggio «istituzionale» che la donna si può vendere pur di andare in tv, in parlamento, al governo.
Quando parla la Gelmini o la «vajassa» salernitana si vede subito quali sono le referenze per cui sono finite al governo. Costui è accreditato dal papa e dai suoi sgherri cardinali o vescovetti come un referenti «governativo» con cui trattare e mai una parola sul suo comportamento insano in quanto «autorità», anzi con lui si fanno affari, lo si invita a pranzo o a cena, anzi a pranzo e cena e forse anche alla prima colazione. Poi i ragazzi vedono anche che al funerale di chiunque, il becero presidente del consiglio aspetta il momento opportuno per essere al centro dell’attenzione mediatica e, zac! scatta in avanti e corre a fare la comunione tutto compunto e mistico, magari pensando al prossimo stupro istituzionale e di qualche femmina, anche compiacente e pronta a sacrificarsi con un vecchio ributtante pur di avere protezione e carriera.
Dov’era il papa quando costui, che rappresenta il governo «più vicino al papa» quello che secondo il pensiero di Bertone «ha fatto tanto per la Chiesa», si mostrava come modello immorale e deleterio per le nuove generazioni e quelle antiche, portando l’Italia ad un degrado etico come mai si era visto negli ultimi 150 anni di storia? Con quale autorevolezza il papa parla di «educazione sessuale contrari alla fede?». Esiste un sesso di fede e un sesso ateo? Una sessualità all’acqua benedetta e una all’acqua di rosa o al ciclamino o al ficodindia? Se il papa invece di parlare si preoccupasse di quello che succede a casa sua tra i preti pedofili e prendesse provvedimenti sul modo di arruolare e formare uomini immaturi, forse capirebbe qualcosa. L’educazione sessuale favorevole alla fede è forse quella che porta drittto dritto alla pedofilia? E’ questo che vuole il papa?.
Non solo, nello stesso discorso, il papa chiede con forza il rispetto delle minoranze  (cioè cattoliche) nei Paesi musulmani. Come dargli torto? Perché, però, lo stesso zelo e la stessa enfasi non è stata messa qui in Italia nel pretendere il rispetto delle minoranze che chiedono un luogo di culto decente per sé. Perché mai una aprola contro la Lega che vede la moschea come la rovina d’occidente, dicendo che queste minoranze devono andarsene via e portando i porci sui luoghi ipotizzati per la costruzione delle moschee?
Se il papa pretende che gli Stati educhino secondo la sessualità «cattolica» (!?), è segno che egli pensa che il potere temporale non è mai finito, anzi è diventato eterno. E’ cessata la gestione materiale del territorio dello Stato pontificio, ma si è affinato (aggravato) il potere temporale dei papi e ora anche della Cei sui governi, sui parlamenti e di conseguenze sulle legislazioni. Ora i preti impongono direttamente le leggi e il parlamento esegue come un notaio a stipendio clericale. E’ deprimente nell’anno del 150° anniversario dell’unità d’Italia prendere atto che da una parte la Lega e il governo la vedono come fumo negli occhi e dall’altro che il Vaticano e la Cei sono i veri centri dove si prendono le decisioni che riguardano al vita dei cittadini e delle cittadine italiani, non solo cattolici (che sarebbe già un monstrum per sé), ma anche per le minoranze, per i non credenti, per chi appartiene alle altre religioni e tutti aggregati «motu proprio» al gregge del papa di Roma.
Come cattolico e come prete non posso che inorridire e pretendere che lo Stato avochi a sé e a sé soltanto il diritto di legiferare e di dare le indicazioni di riferimento per l’insegnamento nelle scuole (di quello che di esse resta con la controriforma Gelmini) anche della sessualità e del vivere civile. Non è compito della scuola stattale dare insegnamenti etici, ma è compito dello Stato dare informazioni oggettive universali che poi ognuno deve elaborare in famiglia, se crede nelle Chiesa, o dovunque crede opportuno.
Infine se il papa pretende che lo Stato educhi secondo la morale cattolica (ma esiste una sola morale cattolica?), significa anche che dichiara il fallimento della sua organizzazione e basta andare in qualsiasi parrocchia per rendersene conto: strutture, mezzi e mentalità fuori del tempo e saldamente fondati sui secoli passati con modelli teologici e pastorali senza senso perché obsoleti come possono pretendere di parlare alla persona di oggi, se non si possiede nemmeno il linguaggio e non si hanno gli strumenti per elaborarlo?
Se il papa vuole fare un servizio alla sua Chiesa, prenda atto del suo fallimento come persona che da almeno 35 anni condizione la chiesa a livello centrale, dia le dimissioni e si ritiri in un convento di clausura dove s’impegna non vivere da sepolto vivo. Per scelta. La storia lo ricorderebbe come un «grande Joseph».

Riporto l’articolo del prof. Vittorio Coletti, pubblicato domenica 9 gennaio sul la Repubblica/Il Lavoro (edizione ligure) e che è un gioiello di verità.

I silenzi di Bagnasco
di Vittorio Coletti
[ pubblicato su le Repubblica/Il Lavoro, edizione Liguria, p. I e XIII]

Ho letto un paio di volte il “Discorso di fine anno” del cardinal Bagnasco. Siccome, in questi giorni, per ragioni professionali, studio testi dei grandi predicatori della Chiesa italiana (tipo s. Bernardino o s. Alfonso), la prima cosa che mi ha colpito è che il discorso di Bagnasco  nella chiesa del Gesù  non ha nulla della predica, né antica né moderna. Non ne ha né il linguaggio né la struttura. E’ il discorso di un politico cattolico, accorto, informato, mite. Di religioso non c’è quasi niente, salvo qualche genuflessione verbale di routine. Temi e  stile sono quelli del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica.
Il mondo e noi, l’Italia e Genova, e viceversa. Il tutto in costante equilibrio tra opposte opzioni e valutazioni, perché la via diritta, per Bagnasco, è quella di mezzo. Genova ha una nuova aspirazione turistica e culturale? Non dimentichi però l’antica vocazione industriale e portuale e comunque non trascuri “i poli di alta professionalità”. Contenti tutti. Insomma, nessun messaggio forte e chiaro, eccetto, forse, quello sull’”etica della vita”, la cui affermazione netta serve però solo a far capire che tutto il resto, dall’”etica sociale” ai comportamenti individuali, dalla giusta mercede al falso in tribunale e in bilancio alle minorenni alle bestemmie, è negoziabile. Del resto, ricorda rassegnato S.E., “la perfezione non è di questo mondo”.
Si avverte un’ elegante  ritrosia a parlare chiaro, come pure raccomanda il Vangelo; traspare una meticolosa cura nell’ evitare domande indiscrete (perché questa grande crisi? come mai colpisce così diversamente le persone? i giovani e i vecchi, i ricchi e i poveri?). Bagnasco sembra voler stare sopra le opposte valutazioni sulla situazione italiana e  non si accorge che non prendere posizione tra due contendenti, uno forte che picchia e l’altro debole che si difende, significa mettersi dalla parte del prepotente. Solo su un punto il cardinale è davvero chiaro e perentorio e ci torna su più volte: la famiglia, la sua centralità sociale e morale, il suo ruolo insostituibile, l’esemplarità del suo paradigma affettivo. Ma  qui, nel punto apparentemente più spirituale del suo discorso, S.E. rivela un’altra caratteristica sconcertante del moderno uomo di chiesa: il materialismo. Bagnasco si interroga sulle difficoltà che incontra oggi, per formarsi,  la famiglia,  e le imputa  alla difficile situazione economica e lavorativa dei giovani, impossibilitati a sposarsi dalla scarsezza o dalla precarietà del reddito. Tutti d’accordo? Ne siamo sicuri? Come mai in passato la gente metteva su famiglia persino in tempo di guerra e in genere in condizioni economiche assai più povere e precarie di quelle di oggi?
Il fatto è che l’economia non spiega tutto e un cardinale non dovrebbe ignorarlo. Ai giovani di oggi manca la speranza sociale, che non è misurata né garantita dal reddito, ma dalla fiducia nella comunità in cui si vive. Perché si fanno più figli ovunque, in Europa, che in Italia?  La speranza sociale non c’è più,  perché il male non è, come S.E. sostiene, forse per non guardarlo sino in fondo, una “voluttà” nefasta di quattro malmostosi che lo vedono dappertutto nel nostro Paese, ma è la condizione dominante di una società in cui vince il peggiore, il più volgare, il più violento, il più disonesto. Basti pensare che persino un amorale di professione, indiziato di gravi reati, va a cena con i cardinali, che se la ridono un sacco. Avete visto come si è divertito Bertone?
E’  ben strano che un sottile porporato dimentichi che, più dell’economia (florida o languente), i comportamenti sociali (tra cui la vocazione alla famiglia) risentono dei modelli etici diffusi. Sembra più marxista dei comunisti il cardinal Bagnasco. Non è che l’economia non conti, sia chiaro. Ma non è determinante quanto lo è la fiducia nella società cui si appartiene. A pensarci bene, però, è più comodo dar la colpa della crisi dei valori a quella dei soldi,  che spiegare la crisi dei soldi con quella dei valori, dalla giustizia all’eguaglianza alla libertà.
Quando si scriverà  la storia dell’Italia berlusconiana il collateralismo della Chiesa cattolica apparirà simile a quello che essa  garantì al fascismo. Non meno colpevole. Oggi è solo, per essa, meglio. Ottiene di più con meno. Le basta tacere, omettere. Pensate cosa succederebbe se la Chiesa italiana parlasse, dicesse quello che vede e che sa. Non basterebbe il celodurismo di Bossi, assai malmesso di suo, a tenere su il Vecchio Malefico, neppure un’ora. Questa la realtà che Bagnasco ha svelato nella parte più importante e da meditare del suo discorso: quella in cui (di cui) ha taciuto.

 

 

 

 

L’Associazione di promozione sociale »Ludovica Robotti – San Torpete»
è entrata nel vivo della sua attività.

Quanto prima invierò una informativa sul tipo di organizzazione che ci siamo dati per fare fronte alle richieste e stiamo organizzando anche una «BANCA DEL TEMPO E DELLE PROFESSIONI», un albo dove registreremo le disponibilità  di professionisti (psicologi, neuropsichiatri, avvocati civilisti, consulenti matrimonialisti, commercialisti, ecc.), che si prestano di prendersi carico di una persona che ne abbia bisogno nella misura di una all’anno e seguirla come se fosse un «signor cliente pagante». Logicamente riservato ai residenti in Genova per vari e ovvi motivi.
Ai Soci chiediamo di dare la loro disponibilità professionale (idraulica, falegname, muratore, elettricista, ecc.) per piccoli interventi (contenuti nel numero) di urgenza. A chi non ha una specialità o una professione chiediamo di mettere a disposizione una «quota» di tempo per accompagnare persone e/o per svolgere piccole pratiche a seconda della propria attitudine e competenza.
Crediamo che si debba essere soci non solo con denaro, ma anche con le proprie capacità, competenze e tempo che quantificheremo e metteremo a bilancio.
Su richiesta di chi non ha internet, abbiamo aperto un conto corrente postale di cui di seguito do gli estremi per chi fosse interessato a sostenere questa attività si sostegno sociale. Per ora abbiamo bloccato sfratti esecutivi, pignoramenti per spese di amministrazioni non pagate; abbiamo impedito ricorsi disperati all’usura; aiutato piccole imprese familiari a non fallire; riallacciato luce e gas e dato buoni per alimentari.  Un lavoro nascosto che ha impedito a molti di finire per strada. Iniziamo l’anno nuovo, consapevoli che sarà un «anno terribilis» perché pagheremo amaro le conseguenze di politiche miopi perché i tagli all’assistenza e sociale si faranno sentire in modo angosciante e certamente la domanda di aiuto supererà la nostra capacità di risposta. Con l’aiuto di tanti che si stanno dimostrando sensibili e attenti, cercheremo di non abbandonare alcuno.
Due nostri soci hanno configurato un sito dove hanno inserito i dati pubblicati dal «Centro Banchi» e dalla «Comunità di Sant’Egidio», dove chi ne avesse bisogno può trovare indirizzi e telefoni per le emergenze nella città di Genova. Di seguito il link, che deve essere aggiornato perché alcuni indirizzi o sono desueti o sono mutati. Vi stiamo lavorando. Se i lettori trovano qualcosa che non va o hanno indicazioni da dare sono i benvenuti in questa collaborazione «in rete» che deve essere sempre attiva.

Informazioni per categoria utili a persone in stato di necessità
http://www.genovasolidale.altervista.org/

Due numeri precedenti, abbiamo pubblicato il bilancio dell’Associazione di promozione sociale «Ludovica Robotti – San Torpete». Quanto prima comunicheremo altre notizie; intanto lasciamo di seguito i riferimenti per chi volesse darci una mano:

Associazione di promozione sociale «Ludovica Robotti – San Torpete»
c/o Parrocchia S. M. Immacolata e San Torpete – Via delle Grazie 27/3 – 16128 Genova
E-mail: paolo_farinella@fastwebnet.it – CF 95138500103
1.
Dati Bancari
Codice Iban: IT87D0501801400000000132407 – Per l’estero, Codice Bic: CCRTIT2T84A
c/o la Banca Etica, Via San Vincenzo 34R – 16121 Genova.
2.
Dati Postali
Codice Iban: IT 10 H76 0101 4000 0000 6916331
Codice BIC/SWIFT; BPPIITRRXXX
3. Conto Corrente Postale N. 6916331
Intestato a: Associazione Ludovica Robotti San Torpete

PESCATO FRESCO FRESCO

  1. La Corte costituzionale ha ammesso due referendum sulla privatizzazione dell’acqua.
  2. La stessa corte ha ammesso il referendum sul legittimo impedimento che si farà se giovedì 13 gennaio dovesse sciaguratamente confermarlo (ma non credo).

Dunque tutti i nodi stanno venendo al pettine esperiamo che fusse che fusse la vorta bona.

  1. Il referendum di Marchionne, chiesto per mezzo dei sindacati «governativi» è una presa in giro: o si vota sì o si vota sì. Ditemi voi dove è la scelta. Solo questa impostazione lo rende illegale, illecito, immorale e quindi su misura di Marchionne che comunque se ne andrà via dall’Italia lo stesso, ma prima vuole distruggere l’unità sindacale, riuscendoci ed estromettere la Fiom. Per questo la situazione cade su misura a pennello di Berlusconi il quale, infatti, da irresponsabile approva che il canadese lasci l’Italia: tanto a lui che gliene fotte? Ha l’Italia in mano e la sta spolpando a suo piacimento. O no?

Paolo Farinella, prete

 

AVVISI E APPUNTAMENTI

di e con Paolo Farinella, prete 

  1. Abbiamo attivato il sito dell’Associazione «Ludovica Robotti – San Torpete» che potete visitare agevolmente. E’ ancora in costruzione, ma il cammino si apre camminando. Potete finalmente conoscere in foto «Ludovica» la nostra ispiratrice e la nostra forza. La foto la ritrae pochi giorni prima di morire. 
    Il sito è opera di Alessio Ursida Parisi di Genova a cui va il mio plauso e la mia riconoscenza. Ecco il link: ludovicarobottisantorpete.jimdo.com
  2. E’ sempre attivo un sito di servizio http://www.genovasolidale.altervista.org/ dove troverete gli indirizzi, i posti, i servizi di Genova città solidale: utile a chi ha bisogno, agli stranieri, ecc. Vi si trovano anche i centri di raccolta e distribuzione vestiti.
  3. Il giorno 3 febbraio 2010 è morta Ludovica Robotti. In occasione del suo 2° compleanno incompiuto che quest’anno sarebbe stato lunedì 11 aprile 2011, d’accordo con i genitori e i nonni, ricorderemo Ludovica Domenica 10 aprile alle ore 10,00 in San Torpete con la celebrazione della Messa. Per quella occasione invito il consiglio e i soci dell’Associazione che possono ad essere presenti a fare festa insieme.
  4. Giovedì 17 febbraio 2011 sono a Reggio Emilia per un incontro organizzato dall’Associazione «Scuola di Etica e Politica – Giacomo Ulivi» su «Etica, Politica e Profezia». L’incontro si svolge alla Gabella via Roma 68, Reggio Emilia.
  5. Venerdì 18 e sabato 19 febbraio 2011 sono ad Assisi per un incontro con un gruppo di Teramo sul tema «La libertà nella Scrittura e nella tradizione giudaica», organizzato dalla parrocchia di Teramo (P. Lorenzo Massacesi). L’incontro si terrà sabato mattina 19 febbraio alle ore 10,00 all’Hotel «Ora Cenacolo Francescano», viale Patrono d’Italia 70.
  6. Martedì 22 febbraio 2011, ore 16,45 nella sala della Regione Liguria, in piazza De Ferrari a Genova (sotto i portici), incontro con Luigi Pedrazzi per fare il punto sulla situazione dei gruppi «Il nostro ‘58».
  7. Il giorno 23 febbraio 2010 è morto Mago Pasticca, al secolo Mario Arcangeli. Ricorre il suo primo anniversario della sua nascita al Regno di Dio,Vogliamo ricordarlo Domenica 27 febbraio 2011 alle ore 10,00 con la celebrazione della Messa che egli frequentava assiduamente.
  8. Sabato 26 febbraio, alle ore 17,30 in San Torpete, concerto per (Antonio Frigè) organo e tromba naturale (Gabriele Cassone).
  9. Lunedì 28 febbraio 2011 alle ore 18,30 a Palermo presso il salone della Chiesa Valdese, Via dello Spezio 43 (dietro il Politeama), organizzato da «Voci di Cittadinanza Attiva», incontro su  «Etica e Politica». Intervengono Don Paolo Farinella, Pastore  Giuseppe Ficara , Prof. Salvo Vaccaro.
  10. Martedì 1 marzo 2011 alle ore 17,30 nella Chiesa di San Giovanni Decollato, Piazza omonima – Palermo (accanto alla Questura), incontro sul tema «La sfida del dialogo interreligioso».  Intervengono: Stefano Di Mauro, Rabbino della comunità ebraica di Siracusa; Giuseppe Ficarra, Pastore della chiesa Valdese di Palermo, Giuseppe Dispoto, Resp. Comunità religiosa islamica italiana; don Paolo Farinella prete della Chiesa cattolica di Genova.
  11. Mercoledì 2 marzo 2011, ore 21,00 a Palermo presso il salone della Chiesa di San Francesco Saverio all’Albergheria, organizzato dal prof. Augusto Cavadi, filosofo e teologo, incontro colloquio sul tema: «Ragionando di teologia e amenità».